L’IMPIANTO
La piattaforma per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed assimilabili e l’annessa discarica controllata di 1^ categoria ubicate in contrada La Chianca nel Comune di Manduria, trovano la loro origine nella pianificazione regionale predisposta dal Commissario Delegato per l’emergenza rifiuti in Puglia.
Il bacino di utenza servito è quello individuato come TA3 e comprende i comuni di:
  1. Avetrana
  2. Carosino
  3. Faggiano
  4. Fragagnano
  5. Grottaglie
  6. Leporano
  7. Lizzano
  8. Manduria
  9. Maruggio
  10. Monteiasi
  11. Monteparano
  12. Pulsano
  13. Roccaforzata
  14. S. Giorgio Ionico
  15. S. Marzano
  16. Sava
  17. Torricella

Il bacino , con una potenzialità di circa 284.000 abitanti, effettua una produzione annua di rifiuti solidi urbani di circa 90.000 t/a.

L’impianto integrato (piattaforma) si articola in :

  1. Un impianto di selezione dei rifiuti urbani indifferenziati in grado di separare la frazione combustibile (secco) dalla frazione umida;
  2. Un impianto di biostabilizzazione della frazione umida, finalizzato alla riduzione della pericolosità intrinseca della frazione (nell’ottica del successivo smaltimento in discarica);
  3. Un impianto di selezione e valorizzazione delle frazioni riutilizzabili derivanti da raccolta differenziata (carta, plastica, vetro, metalli, legno);
  4. Una discarica controllata autorizzata per una volumetria netta di abbancamento pari a 630.000 mc

Le sezioni impiantistiche della piattaforma prevedono un trattamento preliminare dei rifiuti urbani indifferenziati con triturazione degli stessi e successiva vagliatura finalizzata alla separazione della frazione secca dalla frazione umida:

  1. la prima viene sottoposta a compattazione in appositi automezzi per essere avviata alla destinazione successiva;
  2. la seconda viene sottoposta ad un trattamento di biostabilizzazione ed igienizzazione mediante fermentazione biologica aerobica.

Il ciclo di trattamento della frazione umida consiste in un trattamento biologico aerobico intensivo (fase attiva di  biostabilizzazione in cumulo) realizzato in ambiente chiuso e controllato. Alla fine del processo di maturazione si ottiene un materiale organico quasi inerte che, una volta collocato in discarica, presenta fermentescibilità ridotta con riduzione dei processi di degradazione anaerobica, dei percolati e del biogas.

ATTUALE CONFIGURAZIONE DELL’IMPIANTO DI SELEZIONE DEI RIFIUTI URBANI RESIDUALI

All’ingresso viene dato corso al protocollo di accettazione che consiste nella individuazione preliminare della provenienza del carico (verifica dei documenti di trasporto), seguita dalla identificazione e pesatura.
Esaminata la natura e la specificità del rifiuto, viene verificata la compatibilità con l’impianto che, conclusa con esito positivo, consentirà di avviare le fasi di trattamento in piattaforma. 
I rifiuti in arrivo all'impianto sono scaricati all'interno di un apposito locale e accatastati sul pavimento in apposite zone di accumulo. I rifiuti vengono lavorati in giornata sicché, alla fine del turno di lavoro, non restano rifiuti in deposito e quindi vengono garantite le migliori condizioni igieniche nell'impianto.

La linea di selezione è dimensionata per garantire una capacità di trattamento pari a 42 t/h, in grado di garantire il trattamento in un turno lavorativo della media giornaliera annua dei conferimenti, pari a 250 t.

La prima fase del trattamento è costituita da una triturazione blanda del rifiuto attraverso l'utilizzo di un frantumatore ad asse orizzontale del tipo “a coltelli”  che, ruotando, premono il materiale su appositi contropettini regolabili.
Il rifiuto triturato viene sottoposto a separazione fisica  mediante l’utilizzo  di un vaglio rotativo con lamiere forate di  spaziatura 70  mm di diametro.
Dalla vagliatura si ottengono due frazioni:
a) la frazione combustibile (sovvallo), costituita principalmente da materiali leggeri di dimensioni sensibilmente superiori a quelli dei fori dei pannelli vaglianti e cioè essenzialmente carta, plastica, stracci (frazione secca).
-  il sottovaglio, cioè il flusso passato attraverso i fori del tamburo vagliante, che viene raccolto dalla tramoggia inferiore e che risulta costituito essenzialmente da materiali più fini e pesanti (vetri ed inerti) ed a più alto contenuto di umidità (frazione organica) di quello alimentato, sinteticamente definita frazione umida;

La frazione combustibile viene sottoposta a operazioni di deferrizzazione e caricata su appositi mezzi compattanti idonei per il trasporto presso l’altro impianto di bacino (Massafra) per la produzione di CDR (combustibile da rifiuto) e la successiva valorizzazione energetica.
La frazione organica di sottovaglio viene sottoposta a deferrizzazione  e alimentata alla fase di fermentazione accelerata per via biologica aerobica.
La deferrizzazione viene eseguita su entrambe le linee uscenti dal vaglio, al fine di ottimizzare il recupero di ferro.
L'operazione viene eseguita con l'utilizzo di due separatori elettromagnetici a nastro.
La frazione organica deferrizzata  viene trasportata meccanicamente all'impianto automatico di formazione dei cumuli nel locale di biossidazione. Il materiale viene dispo­sto in cumulo automaticamente mediante un carroponte di distribu­zione alimentato da nastri trasportatori.
La fase di fermentazione accelerata avviene in cumulo dinamico aereato, così che il materiale organico viene sottoposto a un pro­cesso di biossidazione mediante fermentazione  di tipo aerobico in cumulo.
Ogni cumulo viene ventilato in pressione attraverso  canalette longitudinali poste a livello pavimento. La fornitura dell’aria e’ regolabile a seconda delle esigenze di processo nei diversi settori dello stesso cumulo.

PREVISIONI PER L’ADEGUAMENTO DEL SISTEMA IMPIANTISTICO

La pianificazione introdotta dall’adeguamento del Piano d’Ambito per il consorzio ATO TA/3 redatto nel marzo 2010 individua le seguenti criticità nel sistema degli impianti:

  1. necessità di adeguamento della esistente impiantistica di trattamento meccanico-biologico del rifiuto urbano indifferenziato ai dettami tecnici della vigente pianificazione regionale;
  2. esaurimento atteso nel breve periodo delle capacità di smaltimento della esistente discarica con necessità di reperire nuove disponibilità volumetriche;
  3. realizzazione di una impiantistica pubblica per il compostaggio dei rifiuti organici da raccolta differenziata, al fine di assicurare nel tempo l’adeguato sbocco ai flussi delle raccolte ed il controllo delle tariffe applicate;
  4. messa in esercizio dell’impiantistica dedicata alla valorizzazione delle raccolte differenziate.

 

L’adeguamento dell’impiantistica di trattamento meccanico-biologico prevede una inversione del ciclo di trattamento mediante la preventiva biostabilizzazione di tutto il rifiuto indifferenziato conferito e triturato: la direttiva tecnica contenuta nella vigente pianificazione regionale di operare la biostabilizzazione su tutto il rifiuto, a monte cioè della separazione secco-umido, è derivata dalla necessità di garantire oltre ad una maggiore efficienza della operazione di separazione stessa, anche un sufficiente grado di stabilizzazione ed igienizzazione sulla frazione secca.

Il Piano Provinciale di gestione dei Rifiuti Urbani della Provincia di Taranto adottato nel corso del 2009 ha previsto a regime l’opportunità di integrare la piattaforma impiantistica di Manduria con una linea di produzione del CDR (combustibile da rifiuto) da destinare a utilizzatori industriali, rendendo in tal modo il bacino TA/3 indipendente ed autonomo rispetto alla fase di chiusura del ciclo di trattamento dei rifiuti urbani.
Da un punto di vista impiantistico si tratterebbe di integrare la linea di trattamento con una ulteriore fase di selezione dedicata esclusivamente al trattamento meccanico secondario della frazione secca già stabilizzata.

 

Il Piano d’Ambito dell’ATO TA/3 individua un fabbisogno pari a 388.000 mc di ulteriori volumetrie di discarica necessarie ad assicurare l’autosufficienza del bacino fino al 2026.
La scelta prioritaria di reperire le nuove volumetrie attraverso un intervento di ampliamento della discarica attualmente in esercizio poggia su motivazioni di carattere:

  1. normativo in quanto le pianificazioni Regionale e Provinciale non individuano altre localizzazioni per l’impiantistica a servizio del bacino TA/3;
  2. tecnico in quanto l’ampliamento di un sito esistente, se tecnicamente possibile, è la prima opzione da considerare;
  3. ambientale in quanto ampliare un impianto di discarica esistente è una scelta di minore impatto rispetto ad una nuova localizzazione;
  4. economico in quanto l’ampliamento ha un costo realizzativo inferiore all’allestimento ex novo di una discarica, con conseguente minore effetto sulla tariffa di conferimento.
In presenza dell’adeguamento della impiantistica finalizzato al trattamento delle varie frazioni derivanti dalla raccolta di rifiuti urbani, la discarica ampliata dovrà assolvere esclusivamente funzioni di servizio-soccorso e ricevere i soli flussi residuali di rifiuti non recuperabili, preventivamente sottoposti a trattamenti di biostabilizzazione.
 
 
 
 
 
 
 
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